Italy EuroMayday Parade

Il megablog dell'EuroMayday di Milano

Archive for May, 2009

IL CAMPIONE DELL’INDAGINE

 L’inchiesta  ha  coinvolto  un  campione  di  oltre  2500  operatori sociali,  distribuiti  sull’intero  territorio  nazionale,  che lavorano  all’interno  dei  servizi  e  degli  interventi  del  welfare  locale.  L’inchiesta  ha  interessato  tutte  le  figure professionali  operanti  nel  sociale:  assistenti  sociali,  educatori professionali,  sociologi,  psicologi,  pedagogisti, assistenti domiciliari, mediatori culturali, operatori impegnati negli interventi di promozione sociale, nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, nei servizi alla persona a carattere domiciliare, semiresidenziale e residenziale. Il 65%  sono  donne,  a  ribadire  la  marcata  femminilizzazione  del  lavoro sociale,  un  dato  particolarmente  significativo per quanto riguarda le dinamiche salariali e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Circa l’85% del totale degli  intervistati  lavora  nel  Terzo  Settore,  in  prevalenza  nella  cooperazione sociale  (l’8%  dei  quali  con  funzioni dirigenziali  o  di  staff),  l’11%  nella  Pubblica  Amministrazione  locale  o  in  Sanità.  I  lavoratori  stranieri  rilevati dall’indagine  sono  meno  del  4%  del  totale,  un’ulteriore  conferma della  familiarizzazione  dell’assistenza  nel  nostro paese.  Massicciamente  presenti  nelle  case  delle  famiglie  italiane  assistendo  anziani,  bambini,  disabili,  ecc.  (oltre 600.000 assistenti familiari con lavoro regolare, altrettante quelle “invisibili”) gli operatori sociali stranieri sembrano  “scomparire” dalla rete dei servizi territoriali che occupa – secondo recentissime ricerche svolte dall’ISFOL e da altri  Istituti di ricerca ‐ circa 700.000 lavoratori e lavoratrici. 

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IL CAMPIONE DELL’INDAGINE

 L’inchiesta  ha  coinvolto  un  campione  di  oltre  2500  operatori sociali,  distribuiti  sull’intero  territorio  nazionale,  che lavorano  all’interno  dei  servizi  e  degli  interventi  del  welfare  locale.  L’inchiesta  ha  interessato  tutte  le  figure professionali  operanti  nel  sociale:  assistenti  sociali,  educatori professionali,  sociologi,  psicologi,  pedagogisti, assistenti domiciliari, mediatori culturali, operatori impegnati negli interventi di promozione sociale, nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, nei servizi alla persona a carattere domiciliare, semiresidenziale e residenziale. Il 65%  sono  donne,  a  ribadire  la  marcata  femminilizzazione  del  lavoro sociale,  un  dato  particolarmente  significativo per quanto riguarda le dinamiche salariali e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Circa l’85% del totale degli  intervistati  lavora  nel  Terzo  Settore,  in  prevalenza  nella  cooperazione sociale  (l’8%  dei  quali  con  funzioni dirigenziali  o  di  staff),  l’11%  nella  Pubblica  Amministrazione  locale  o  in  Sanità.  I  lavoratori  stranieri  rilevati dall’indagine  sono  meno  del  4%  del  totale,  un’ulteriore  conferma della  familiarizzazione  dell’assistenza  nel  nostro paese.  Massicciamente  presenti  nelle  case  delle  famiglie  italiane  assistendo  anziani,  bambini,  disabili,  ecc.  (oltre 600.000 assistenti familiari con lavoro regolare, altrettante quelle “invisibili”) gli operatori sociali stranieri sembrano  “scomparire” dalla rete dei servizi territoriali che occupa – secondo recentissime ricerche svolte dall’ISFOL e da altri  Istituti di ricerca ‐ circa 700.000 lavoratori e lavoratrici. 

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Milano. Grande metropoli europea. Città per eccellenza della produttività e dell’efficienza. Si fatica a credere a questa immagine che, come uno specchio per le allodole, nasconde invece una città ben diversa. Sono anni che la capitale lombarda sta perdendo le dorature della sua gloria e cade poco a poco in un silenzio inquietante. Milano che confonde troppo spesso sicurezza e libertà. Milano che non osa più identificarsi col diverso. Milano che vacilla sul filo teso della precarietà e delle paure.

Eppure in questi ultimi mesi si intravedono alcune scintille, quelle della non accettazione, della lotta per le libertà. All’indomani dei movimenti che hanno visto scendere in piazza studenti e studentesse, emigrati ed emigrate, e semplici difensori dei diritti civili, sembra giunto il momento di interrogarsi sulle alternative che questa città può offrirci, o meglio su quali alternative i suoi abitanti possono offrire a lei.

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Milano. Grande metropoli europea. Città per eccellenza della produttività e dell’efficienza. Si fatica a credere a questa immagine che, come uno specchio per le allodole, nasconde invece una città ben diversa. Sono anni che la capitale lombarda sta perdendo le dorature della sua gloria e cade poco a poco in un silenzio inquietante. Milano che confonde troppo spesso sicurezza e libertà. Milano che non osa più identificarsi col diverso. Milano che vacilla sul filo teso della precarietà e delle paure.

Eppure in questi ultimi mesi si intravedono alcune scintille, quelle della non accettazione, della lotta per le libertà. All’indomani dei movimenti che hanno visto scendere in piazza studenti e studentesse, emigrati ed emigrate, e semplici difensori dei diritti civili, sembra giunto il momento di interrogarsi sulle alternative che questa città può offrirci, o meglio su quali alternative i suoi abitanti possono offrire a lei.

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Negli ultimi anni abbiamo assistito alla trasformazione del territorio metropolitano spinto dalla rendita fondiaria e dalla speculazione edilizia. Scintillanti grattacieli, uffici, centri congressi, hotel, centri commerciali, abitazioni per ceti medio-alti stanno radicalmente cambiando il volto della città.

La crisi finanziaria è diventata crisi dell’economia reale e in questo contesto vengono chiuse aziende e lasciati a casa lavoratori, facendo diventare le aree dismesse (9 milioni di mq (…)

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Sabato 30 maggio, a una settimana dalla rioccupazione della Fornace, attraverseremo le strade di Rho con un corteo metropolitano per la difesa degli spazi sociali dentro e contro la città vetrina di Fiera ed Expo 2015. Contro chi specula sulle nostre vite precarie opporremo le pratiche dell’autogestione e dell’autodeterminazione delle nostre esistenze; contro le trasformazioni [...]

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Cari colleghi, care colleghe,

Con i nostri contratti in scadenza e di fronte agli annunciati mancati rinnovi o “stop” senza “go”, visto che nessuno parla di noi, e nessuno parla con noi, abbiamo deciso di prendere la parola. Per l’azienda un crudele destino e commesse “invernali” ci condannerebbero ad andare a casa, magari per essere richiamati in autunno e vivere d’aria nei prossimi mesi. In realtà le cose stanno diversamente.

La legge

La normativa europea, la legge 368/2001 (che disciplina i contratti a termine), e la Corte di Cassazione affermano che il contratto di lavoro normale è quello a tempo indeterminato, mentre il contratto a termine resta un’ipotesi eccezionale. In particolare, quest’ultimo va obbligatoriamente  giustificato in base a precise esigenze straordinarie (per esempio: attività stagionali, sostituzione dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, esecuzione di un’opera predeterminata, straordinaria e occasionale, eccetera). La causale apposta dall’azienda nei nostri contratti consisterebbe «nella necessità di definire la pianificazione organizzativa della commessa “ENI” in relazione alla frequenza e durata dei flussi operativi». Cosa significa? Assolutamente nulla! In queste condizioni qualsiasi giudice del lavoro ordinerebbe l’assunzione immediata a tempo indeterminato! Per le stesse ragioni risulta illegittimo il ricorso a personale a tempo determinato con scadenze differenziate. Cioè, non è possibile assumere, per le stesse mansioni, un operatore a gennaio con scadenza a giugno e poi assumerne uno a febbraio con scadenza a luglio, uno a marzo con scadenza ad agosto ecc. Perché ciò significa che le lavorazioni alle quali detti operatori sono assegnati, hanno carattere di ordinarietà e quindi prevedono assunzioni a tempo indeterminato.  

L’accordo interno sulle stabilizzazioni

L’accordo stipulato il 12/01/2007 fra Comdata SpA e Cgil-Cisl-Uil + Rsu programmava un “percorso di stabilizzazione dei rapporti di lavoro”. Detto accordo stabilisce che, per i lavoratori in forza al 31/12/2006, “qualora i lavoratori raggiungano, anche con più contratti a termine o di somministrazione, un periodo fino a mesi diciotto di lavoro effettivo, il contratto di lavoro si intende trasformato a tempo indeterminato, fino comunque al raggiungimento delle percentuali pari ad un 60% di personale dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed il restante 40% di personale dipendente a tempo determinato/somministrato, per sede operative”. Per quelli assunti successivamente, la percentuale di tempi determinati non deve superare la media annua del 20% sul totale degli impiegati. È evidente che per la sede di Torino siamo ampiamente fuori da questo limite!

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro

Il CCNL delle Telecomunicazioni, all’art.16, comma3, dice che il tetto di lavoratori a tempo determinato non deve superare la misura del 13% sul totale dei tempi indeterminati in forza al 31 dicembre dell’anno precedente. Le causali devono essere:

a)            esecuzione di un’opera o di un servizio che abbia carattere straordinario connesso all’introduzione di innovazioni tecnologiche;

b)            esecuzione di attività di installazione o montaggio soggette a particolari condizioni climatico-ambientali che non consentano la protrazione delle lavorazioni in altro periodo dell’anno;

c)            esecuzione di particolari commesse che, per la specificità del prodotto ovvero delle lavorazioni, richiedano l’impiego di professionalità e specializzazioni diverse da quelle normalmente impiegate;

d)            per coprire posizioni di lavoro non ancora stabilizzate.

Niente di tutto ciò è scritto nelle nostre lettere di assunzione…

 

A questo punto il sospetto di essere stati raggirati diventa certezza.  Lavoriamo qui da molto tempo (in molti da molto dei più dei suddetti 18 mesi) e pensavamo di far parte di un’azienda che si distinguesse dalle tante che operano sul mercato attraverso contratti a progetto e operazioni spregiudicate e cialtronesche. Abbiamo contribuito in questi anni alla crescita economica e produttiva di questa azienda e non accetteremo passivamente di essere accompagnati alla porta senza tanti complimenti, soprattutto se la legge lo vieta.

 

20 colleghi “determinati” della sede di Torino

determinati@gmail.com

PS

Ricordiamo a tutti che il singolo lavoratore ha il diritto di richiedere all’INPS o al Centro per l’impiego – anche tramite un legale – i numeri degli addetti in forza nell’azienda, per appurare personalmente se vengono rispettate le percentuali.

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 Iniziative di critica radicale alla psichiatria, per farne a meno, per svelare la violenza, la truffa e le trappole culturali che costituiscono le fondamenta del potere psichiatrico, per capire, difendersi, riprendersi la propria vita.

Due interviste  radiofoniche e un incontro a Roma

mercoledì 27 maggio tra le 15.30 e le 16  e lunedì 1 giugno dalle 11.30 alle 13
all’interno del redazionale di.Radio Ondarossa (Roma) saranno intervistati
Paola Minelli, autrice del libro “Sorvegliato mentale, effetti collaterali degli psicofarmaci” ed. Nautilus e
Mauro Massafra, ideatore de “il folletto” e regista del documentario “Senzaragione”

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 Iniziative di critica radicale alla psichiatria, per farne a meno, per svelare la violenza, la truffa e le trappole culturali che costituiscono le fondamenta del potere psichiatrico, per capire, difendersi, riprendersi la propria vita.

Due interviste  radiofoniche e un incontro a Roma

mercoledì 27 maggio tra le 15.30 e le 16  e lunedì 1 giugno dalle 11.30 alle 13
all’interno del redazionale di.Radio Ondarossa (Roma) saranno intervistati
Paola Minelli, autrice del libro “Sorvegliato mentale, effetti collaterali degli psicofarmaci” ed. Nautilus e
Mauro Massafra, ideatore de “il folletto” e regista del documentario “Senzaragione”

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In seguito alle dichiarazioni su Expo 2015 fatte durante il Consiglio Comunale del 26 maggio 2009 da Roberto Zucchetti, Sindaco di Rho nonché rappresentante del patto dei 16 comuni del Sempione, è necessario fare alcune precisazioni supportate dai dati, perché quanto ha affermato è falso e ingannevole.
Gli investimenti per le opere relative alla mobilità privata [...]

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