Italy EuroMayday Parade

Il megablog della mayday 2009

mayday 2009

Elenco per città in ordine alfabetico delle aziende le cui RSU hanno proclamato sciopero il 1 marzo e di altri luoghi di lavoro che hanno scioperato aderendo all’appello…

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Tag: sciopero, 2010, coordinamento sciopero

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Corteo “Una giornata senza di noi” – 1 marzo 2010 Bologna from ZIC.TV on Vimeo.

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Tag: sciopero, 2010, 1 marzo 2010

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Un grave indebolimento dei diritti dei lavoratori, una grave lesione dell'art.18 dello statuto dei lavoratori  Contributo dell' Avv. ALBERTO MEDINA
Tutta la legislazione…

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Pubblichiamo con grande piacere il documento fondativo del Coordinamento Migranti Castel Maggiore:

Noi donne e uomini, migranti e italiani, decidiamo di stringere un patto antirazzista e di fondare il Coordinamento Migranti Castel Maggiore.
L´Italia, Paese in cui abbiamo scelto di vivere, sta diventando una società che ci è estranea perché razzista. I media ci dipingono come delinquenti, gente che ruba il lavoro e le case popolari agli italiani, che stupra e picchia le donne, terroristi. Non lo accettiamo. [..]

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Coord-castelmaggiore

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Tag: 2010, 1 marzo 2010, coordinamento castel maggiore

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Pubblichiamo con grande piacere il documento fondativo del Coordinamento Migranti Castel Maggiore:

Noi donne e uomini, migranti e italiani, decidiamo di stringere un patto antirazzista e di fondare il Coordinamento Migranti Castel Maggiore.
L´Italia, Paese in cui abbiamo scelto di vivere, sta diventando una società che ci è estranea perché razzista. I media ci dipingono come delinquenti, gente che ruba il lavoro e le case popolari agli italiani, che stupra e picchia le donne, terroristi. Non lo accettiamo. [..]

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Tag: 2010, 1 marzo 2010, coordinamento castel maggiore

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Questa mattina Jovica che vive al campo comunale di Via Sesia a Rho, ha incontrato il Ministro Maroni e ha ricevuto un permesso di soggiorno per motivi di salute, quale soluzione ponte per una regolarizzazione definitiva. Non è poi così lontana quella mattina del 22 gennaio 2010 in cui in tanti alle 6 del mattino siamo dovuti andare a presidiare la casa prefabbricata di Jovica, in attesa che la Polizia Locale mandata dalla giunta razzista di Rho, venisse a prelevarlo con l’intento di cacciarlo. Quel presidio impedì la deportazione, la Polizia Locale non si presentò, ma da quel giorno Jovica è stato costretto ad abbandonare la sua casa, la famiglia e la città di Rho per nascondersi e sfuggire ai controlli. Pochi giorni dopo, il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, un presidio di un centinaio di persone, tra cui la comunità rom rhodense ha chiesto di intervenire in consiglio comunale e dopo la riunione dei capigruppo, nonostante il voto contrario del Sindaco Zucchetti e della Lega Nord

Pubblichiamo il comunicato diffuso, dopo il primo marzo, dal Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia. A breve su questo sito sarà disponibile l’intero elenco delle…

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Tag: 2010, coordinamento sciopero, primo marzo

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Pubblichiamo il comunicato diffuso, dopo il primo marzo, dal Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia. A breve sul sito www.lavoromigrante.splinder.com sarà disponibile l’intero elenco delle fabbriche, dei cantieri, delle cooperative di servizi che il primo marzo hanno scioperato.
COME SI RACCONTA IL PRIMO MARZO
Il primo marzo è stato un successo. Molti l’hanno perciò raccontato; anche quelli che nemmeno per un momento l’avevano preso sul serio. Il primo marzo è successo di tutto, quindi ora è un successo di tutti. Sono successe cose bellissime. Tranne il primo sciopero diffuso su una vasta regione di migliaia di migranti e di italiani contro lo sfruttamento del lavoro migrante. Non è un caso che quanto è successo a Brescia — 50 aziende in sciopero e quindi una piazza colma di 10.000 persone — sia stato quasi assente tanto dalle cronache giornalistiche quanto dalle analisi politiche. Il nesso tra lo sciopero contro lo sfruttamento del lavoro migrante e le piazze viene semplicemente rimosso, taciuto, negato. Questo sciopero mantiene così il marchio di fuoco di evento letterario o folkloristico che gli avevano impresso alcuni sindacalisti di professione. Abbiamo così imparato che lo sciopero esiste solo quando il sindacato lo dichiara, non quando lo fanno i lavoratori. E che è incettabile che l’idea dello sciopero sia formulata per la prima volta su Facebook. Si sa, il Novecento è finito. Tutto è nuovo! ma con giudizio, senza esagerare… Gli scioperi bisogna farli seriamente… Oppure non si fanno. E loro non hanno fatto. Rimangono le piazze bellissime e colorate nella cui grande novità tutti possono riconoscere il trionfo delle parole d’ordine che usavano già prima. Le piazze compiono il miracolo di essere la novità che conferma il discorso complessivo nel quale ora ritrovano posto anche i migranti. Naturalmente insieme agli italiani, perché evidentemente la novità più rilevante di una giornata di lotta dei migranti è la presenza degli italiani, precari, studenti, antirazzisti. Sembra che solo così si possa cogliere il senso più profondo di quanto avvenuto nelle meravigliose e colorate piazze. Per altri ancora le piazze del primo marzo sono una novità talmente rilevante, che ora bisogna ripartire dalla manifestazione del 17 ottobre…
Noi diciamo semplicemente che le piazze del primo marzo sono state possibili perché è stata agitata e agita la parola d’ordine dello sciopero. La chiara e brutale espressione: sciopero degli stranieri! ha stabilito la base su cui, chi ha preparato sul serio il primo marzo, ha incontrato una volontà enorme – in primo luogo dei migranti – di rifiutare ciò che avviene nell’Italia della legge Bossi-Fini, del Pacchetto Sicurezza, del razzismo istituzionale. Le piazze devono perciò essere lette come effetto della pratica di migranti e italiani di sottrarsi – di dire no! – allo sfruttamento del lavoro migrante. Dove c’è stato e dove non c’è stato, che sia stato lo sciopero nella fabbrica, nel cantiere o nella cooperativa, che sia stato la chiusura dei negozi o dei banchi del mercato, lo sciopero ha prodotto le piazze. Grande o piccola, questa è una novità. Noi non sappiamo dare un nome futuro a questa novità. Sappiamo che c’è stato un rifiuto radicale e di massa delle gerarchie del lavoro, della produzione e della riproduzione sociale. E’ poi certamente vero che nelle piazze non c’erano solo quelli che avevano scioperato. Lo sciopero, tuttavia, ha propagato l’eco di una forza; ha permesso anche a molti antirazzisti di scendere in piazza, per una volta, non in solidarietà, ma insieme ai migranti. Questo segna un passo in avanti rispetto al protagonismo dai migranti che pure da anni si vede nelle piazze italiane, e mostra il potenziale politico di questo protagonismo. Esso, non a caso, si esprime proprio là dove pare impossibile oggi rovesciare i rapporti di forza: il lavoro, il lavoro sicuro che sicuro non è, il lavoro precario, il lavoro informale, il lavoro che non ci sarà, il lavoro che non c’è…
 Pubblicheremo l’elenco delle aziende che hanno scioperato in www.lavoromigrante.splinder.com. Come si può vedere, a Brescia, a Suzzara nel basso mantovano, a Bologna, a Reggio Emilia, a Parma, a Trento decine di fabbriche, cantieri, cooperative di servizi si sono fermati. A Bologna molti commercianti migranti hanno abbassato le saracinesche. A Torino il mercato di Porta Palazzo è stato praticamente bloccato. Abbiamo già detto e scritto che cosa significa per noi sciopero del lavoro migrante. Non pensiamo che i migranti siano un soggetto monolitico, ma diciamo da anni che occupano una posizione strategica, rilevante e decisiva, per il lavoro e la vita degli italiani e degli europei. Perciò diciamo che la realtà e la minaccia del loro sciopero sono state la scossa che ha messo in moto le piazze. In nome di questa forza manifesta i migranti sono riusciti a chiamare in piazza altri lavoratori, altri studenti, altri cittadini.
 Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
 coordinamentosciopero@gmail.com
www.lavoromigrante.splinder.com

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Tag: comunicati, coordinamento sciopero, 1 marzo 2010

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Settimana scorsa il Ministero dell’Interno ha revocato il decreto di espulsione nei confronti di Jovica Jovic, famoso fisarmonicista Rom di origini serbe, la cui famiglia risiede nel campo regolare di via Sesia dal 2007. Arrivato in Italia per la prima volta nel 1971, nel corso degli anni ha sempre partecipato a concerti e iniziative culturali portando in questo modo la musica e la cultura del suo popolo in giro per l’Europa. La decisione è arrivata a seguito di una mobilitazione partita da Rho grazie ad una rete di solidarietà fatta di amici, centri sociali, associazioni antirazziste e partiti che è riuscita a far emergere la drammatica situazione di un famoso artista di musica balcanica (che ha suonato, tra gli altri, con Piero Pelù e Vinicio Capossela) il quale, pur essendo incensurato, per la legge italiana sull’immigrazione è un pericoloso criminale che merita di finire in carcere o, peggio, in un CIE. Questa vittoria è un risultato importante che segna un punto a favore dei diritti e della dignità della minoranza Rom, non solo a Rho. Purtroppo non è abbastanza

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È un lungo percorso che ci ha portato a questo 1 marzo. Il movimento cresciuto su facebook seguendo l’esempio francese ha rilanciato la parola sciopero, si punta a far capire l’importanza dei migranti, si lotta contro la Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza. Nascono in tutta Italia i comitati locali: anche a Bologna si forma a gennaio il comitato 1 marzo e il Coordinamento Migranti decide naturalmente di partecipare e fare la sua parte. Il percorso di avvicinamento al 1 marzo per il Coordinamento  passa per la “giornata senza permesso” programmata già da dicembre, che salta a causa di una forte nevicata, oltre un mese di lavoro è a rischio… si decide di recuperare il 14 febbraio e va benissimo: oltre 150 persone, in gran parte migranti, partecipano ad una tavola rotonda che diventa ben presto un’assemblea. Il percorso è pubblico e parla di sciopero, l’invito è rivolto a tutti: non si presentano i funzionari sindacali, ma tanti lavoratori e lavoratrici sia migranti che italiani. La voglia di rendere questo sciopero reale è tanta, ci crediamo: con loro continua il percorso di costruzione dello sciopero, fatto di incontri, assemblee nelle aziende, volantinaggi. Intanto proseguono gli incontri del comitato bolognese, tutti vogliono costruire questo primo marzo come grande giornata di lotta dei migranti e con i migranti. Diverse RSU si dicono pronte a scioperare e si affiancano al percorso. La parola sciopero diventa una rivendicazione di forza che coinvolge, nonostante i sindacati grandi e piccoli vivano con fastidio questo percorso.
ORE 8 – arrivano le conferme: sono proclamate 8 ore alla Bonfiglioli, alla Titan e all’Euroricambi… la giornata inizia bene: lo sciopero c’è! Si tratta di vedere in quanti lo faranno e quanti saranno in piazza.
ORE 11 – dai migranti e dai delegati che hanno partecipato al percorso di assemblee cominciano ad arrivare notizie confortanti: in tutte le aziende coinvolte sono tanti coloro che non sono andati al lavoro. Tra questi la gran parte dei migranti e anche molti lavoratori italiani.
ORE 12 – diversi migranti fanno sapere di aver scioperato individualmente e che saranno al presidio.

ORE 13.30 – giungono diverse chiamate dai lavoratori migranti della CICC di Anzola: sanno dello sciopero e del presidio del pomeriggio, sono decisi a non entrare all’ingresso del secondo turno. In azienda l’unico sindacato presente è la CISL, si tentano contatti ma è forte il rifiuto di fornire copertura sindacale, molti funzionari non sanno niente del 1 marzo. Alcuni lavoratori decidono di entrare, molti rischiano e scioperano ugualmente, avviandosi verso il presidio.
ORE 14.30 – si arriva in piazza Nettuno, appena si è finito di montare i banchetti e il sound system alle 15:00 in piazza ci sono già centinaia di persone… il presidio comincia!
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ORE 15:30 – in pochissimo tempo le persone diventano migliaia. Insieme a tantissimi migranti ci sono tanti italiani: il primo marzo dei migranti unisce!

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Le RSU della Bonfiglioli sono già in piazza, con loro tanti lavoratori si alternano le testimonianze dal palco improvvisato sui gradini di palazzo Re Enzo: lo sciopero c’è!

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Tante le associazioni presenti aderenti al comitato di Bologna, i ragazzi dell’hip hop, le scuole di italiano per migranti, i medici di Sokos, studenti medi e universitari, i comitati da fuori provincia, singoli cittadini che partecipano alla giornata… un ricco tessuto antirazzista si fa vedera a fianco dei migranti. La piazza si gonfia sempre di più e si colora anche di giallo, ma più di ogni colore prevalgono le parole e le rivendicazioni gridate al microfono aperto: l’entusiasmo è palpabile!

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ORE 16 – Arrivano anche le delegazioni dalla TITAN dell’EURORICAMBI e i primi dalla Ducati: alla TITAN quasi tutti i migranti scioperano e in tanti arrivano in piazza, con loro anche i lavoratori italiani. Altri si stanno idirigendo verso piazza Nettuno. Sono poi tante e tanti le migranti e i migranti che hanno deciso individualmente di scioperare. Impossibile sapere i numeri, ma in piazza si raccolgono tante testimonianze: c’è chi ha preteso dal proporio sindacato la tutela, chi ha scelto di agire individualmente, chi ha trovato altre forme di partecipazione alla manifestazione. Arrivano in piazza anche alcuni gestori di alimentari pakistani: hanno abbassato le serrande e spiegano al microfono la loro adesione allo sciopero.

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ORE 17 – piazza Nettuno sta stretta al presidio: siamo migliaia, parte un corteo diretto alla Prefettura! L’idea è di farsi sentire dal governo e concludere la giornata in piazza. Giunge la notizia che anche gli operai della BASCHIERI di Castenaso sono in sciopero e alcuni raggiungono il centro di Bologna.

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Davanti alla prefettura una lunga pausa: diversi interventi, grida, una pressione forte e decisa per far sentire al governo la voce dei migranti: si chiede il rispetto dei tempi nei rinnovi dei permessi di soggiorno, che rimangono fermi per mesi nelle questure. Si chiede la cancellazione della legge Bossi-Fini e del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, strumento principale del ricatto contro i migranti. Si chiede la restituzione dei contributi. Si parla del problemi della casa e della crisi economica che colpisce tutti, ma i migranti in particolare proprio a causa della Bossi-Fini. Si ricordano i fatti di Rosarno, ma anche le baracche del lungoreno e gli sgomberi. Si denuncia il reato di clandestinità, salgono i cori "libertà, libertà!" e "siamo tutti clandestini": nessuno è escluso, oggi è un giorno di libertà per tutti, contro i CIE, contro i respingimenti, contro le espulsioni, contro il razzismo nella società e il razzismo istituzionale. Finti passaporti sono branditi per quello che sono: pezzi di carta che oggi non hanno cittadinanza, questa piazza procede senza chiedere il permesso!

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Dalla Ducati arriva la notizia che l’ora di sciopero in uscita ha coinvolto la maggioranza dei migranti e almeno la metà dei lavoratori italiani: con loro i lavoratori migranti della Felsinea Ristorazione che fanno le pulizie alla Ducati e che hanno discusso dello sciopero in questi giorni con i lavoratori della Ducati. Lo sciopero supera le barriere di categoria e produce percorsi comuni.

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ORE 18 CIRCA – il corteo si ingrossa, si decide, anziché ritornare in piazza, di allungare ancora! Dopo un breve tratto di via Ugo Bassi si imbocca via Indipendenza e diventa chiaro a tutti: siamo tantissimi, forse diecimila, via Indipendenza è colma e altri si aggiungono passo dopo passo!

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La delegazione della TITAN mostra lo striscione della RSU, decine di altri lavoratori dell’azienda in sciopero popolano il corteo.

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ORE 19 CIRCA – dopo aver attraversato la zona universitaria il corteo arriva in via Rizzoli: siamo ancora in migliaia dopo oltre 4 ore di presidio e manifestazione, l’entusiasmo non accenna a calare!

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ORE 19:30 CIRCA – un lunghissimo e compatto serpentone entra verso piazza Maggiore, la coda è ancora sotto le due torri! Questa giornata sta per finire, una giornata di sciopero, una giornata di libertà. Nonostante la crisi, nonostante le mille resistenze Bologna ha visto una giornata di sciopero partito dal basso e trasversale e un enorme corteo che lascerà il segno: lo sciopero del lavoro migrante unisce, la "giornata senza immigrati" ha  svuotato diversi posti di lavoro e trasformato il centro di Bologna in una grande piazza antirazzista. Ma non è tutto: tantissimi gli italiani presenti, molti in sciopero assieme ai colleghi migranti, con la consapevolezza che la lotta per la libertà e i diritti dei migranti è una lotta di tutti, e che il contratto di soggiorno per lavoro contenuto nella Bossi-Fini non è una faccenda per soli migranti, ma riguarda tutti i lavoratori e le lavoratrici. Oggi finalmente non abbiamo visto solo solidarietà, ma una grande giornata di lotta comune contro il razzismo, la Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza, perché la libertà e i diritti dei migranti sono la libertà e i diritti di tutti.. il 1 marzo ha prodotto qualcosa di nuovo: la parola sciopero ha indicato a tutti la forza che si può esprimere, dopo oggi non si torna indietro!

GUARDA LE GALLERIE COMPLETE:

GALLERIA FOTO 1
GALLERIA FOTO 2

GUARDA IL VIDEO DI RCDC.IT:

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Tag: sciopero, coordinamento sciopero, 1 marzo 2010

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