Italy EuroMayday Parade

Il megablog dell'EuroMayday di Milano

Milano è una città inquieta in questo periodo. E sicuramente ciò non dipende dalla presenza del salone del mobile. Sarà che si respira aria di Mayday.

In questi giorni un nuovo fronte sindacale si è aperto, dopo il caso Omnia e la vicenda dei rifuguati di Bruzzano.
Si tratta della Tnt, la nota multinazionale della logistica a cui è stato appaltato il servizo di distribuzione della posta, un tempo svolto dai
postini della benemerita Poste Italiane. Un appalto che ha evidenziato tutta la sua inefficienza, al punto da costringere il rientegro del
vituperato servizio pubblico.
L’effetto di tale decisione ha avuto come ricaduta il licenziamento dei lavoratori delle società a cui era stato dato – in barba a qualsiasi
accordo precedente preso – il subappalto del servizio. La Tnt ha avuto sì la commessa dalle Poste Italiane, ma a sua volta ha subappaltato per
garantirsi lauti e garantiti profitti. E’ una vecchia storia che conosciamo bene.
Ma non sempre le ciambelle riescono con il buco. I lavoratori che oggi si vuole licenziare, assunti a suo tempo con contratto a tempo indeterminato
ma con la spada di damocle di una lettera di dismissione volontaria senza data, si sono trovati tra l’incudine il martello. L’incudine di una realtà
sindacale incapace di rappresentarli e di garantire i loro diritti, il martello di una multinazionale arrogante che vuole scaricare su di loro la
sua inefficienza e incapacità.
E’ intervenuta l’associazione BioS, agenzia sociale di agitazione sindacale. La sua flessibilità d’azione e la sua capacità di agire laddove
si aprono forme di supruso che appaiono anche legali ha portato a una revisione di quella che si presentava in modo ineludibile come una classica situazione di ricattabilità e precarietà.
In seguito alla mobilitazione dei lavoratori, la Tnt ha dovuto sborsare parecci soldini per tacitare la cosa. Una somma tanto più alta quanto più
sicura la stessa Tnt si riteneva di essere, di fronte a strutture sindacali, già pronte a trattare la resa.
Non è ancora finita, ma la lotta paga, se si riesce a innovare sul piano dell’intelligence precaria, della comunicazione e della relazione “precaria”.

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bella said, April 29th, 2009 at 00:39

grandi

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